Ogni gennaio il settore si sceglie una parola. Per il 2025 la parola è già decisa: agenti. La sento ripetere da settimane, nei keynote di fine anno, nei thread, nelle slide dei vendor. E come sempre quando una parola diventa uno slogan, il rischio è che smetta di significare qualcosa. Provo allora a mettere per iscritto cosa penso davvero, da consulente che lavora tutti i giorni con merchant su Adobe Commerce e che negli ultimi mesi ha passato molto tempo a smontare e rimontare gli strumenti agentic per capirci qualcosa.
Parto da una posizione netta, così poi possiamo discuterla: il 2025 non sarà l’anno in cui gli agenti sostituiscono il lavoro, ma l’anno in cui smettiamo di chiamarli agenti quando parlano e cominciamo a chiamarli agenti quando fanno. È una differenza che sembra sottile e invece cambia tutto, soprattutto per chi deve mettere questa roba in produzione su un sito che fattura sul serio.
Dove siamo davvero, il 3 gennaio 2025
Facciamo l’inventario onesto di cosa esiste oggi, senza raccontarci storie. Due cose sono successe negli ultimi due mesi e mezzo e vale la pena separarle, perché vengono spesso confuse.
La prima è computer use, la capacità del modello di guardare uno schermo, muovere il cursore e cliccare come farebbe una persona. È uscita in beta a ottobre. È affascinante da vedere e, secondo me, ancora acerba per il lavoro vero. L’ho provata su flussi banali, tipo compilare un form in un backoffice, e funziona finché non funziona: sbaglia un click, non riconosce un elemento che si è spostato, si perde in un menu a tendina. Per un merchant significa una cosa sola: oggi non affiderei a computer use nessun processo che tocchi ordini, prezzi o inventario senza un umano che guarda. È una tecnologia da laboratorio interno, non da produzione.
La seconda è MCP, il Model Context Protocol, presentato a fine novembre. Qui il discorso è diverso e più interessante. MCP non è un agente: è uno standard, un modo comune con cui un modello si collega a strumenti e fonti di dati. È la parte noiosa e infrastrutturale della storia, ed è esattamente per questo che le do più peso. Le rivoluzioni vere, nel software, quasi sempre passano da uno strato noioso che nessuno nota finché non è ovunque.
Perché tengo d’occhio MCP più di computer use
Chi lavora nell’e-commerce l’integrazione la conosce bene: è dove i progetti muoiono. Ogni volta che colleghi un ERP, un PIM, un CRM, un sistema di spedizioni, ti tocca scrivere e mantenere un pezzo di colla su misura. Moltiplica per il numero di sistemi e hai capito perché i budget saltano.
MCP promette di ridurre questa colla a un protocollo condiviso. Un modello che parla MCP può, in teoria, collegarsi a qualsiasi sistema che espone un server MCP, senza reinventare l’integrazione ogni volta. Se questo standard prende piede, il valore per un merchant non sarà l’agente che chatta, ma l’agente che legge lo stato reale del catalogo e agisce su di esso con un’interfaccia standardizzata.
Attenzione però: oggi, primi di gennaio, MCP è appena nato. È uno standard promettente proposto da un singolo vendor, con un ecosistema ancora minuscolo e adottato quasi solo da chi lo ha creato. La domanda che conta non è “è una bella idea” — lo è — ma “diventerà uno standard di settore o resterà un dialetto”? Non lo so, e chi ve lo dice con certezza a gennaio sta indovinando. Quello che so è che ha le caratteristiche giuste per diffondersi: risolve un dolore reale, è aperto, e arriva in un momento in cui tutti cercano un modo per far agire i modelli invece di farli solo parlare.
Cosa passerà dalla demo alla produzione nel 2025
Questa è la domanda vera per chi come me deve consigliare investimenti a chi vende online. Provo a essere concreto e a schierarmi.
Passerà: gli agenti “con le mani legate”, cioè assistiti. Il pattern che vedo funzionare già oggi è l’agente che prepara e propone, mentre l’umano approva. Un caso reale, anonimizzato: su un merchant fashion attorno ai 15 milioni di GMV, il collo di bottiglia non è la creatività ma la manutenzione del catalogo — descrizioni prodotto, attributi, categorizzazione. Un agente che legge il PIM, propone le descrizioni e le mette in coda per una revisione umana fa risparmiare ore vere, subito, con rischio contenuto. Questo è produzione 2025, non fantascienza.
Passerà: l’automazione interna a basso rischio. Report che si scrivono da soli, triage delle richieste di supporto, arricchimento dati. Cose dove un errore costa poco e si corregge facilmente. Qui gli agenti entrano quest’anno e restano.
Non passerà: l’agente autonomo che gestisce il negozio da solo. L’idea dell’agente che prezza, ordina, risponde ai clienti e ottimizza la campagna senza supervisione è un bel racconto da conferenza. In produzione, su un business reale, no. Non per limiti di modello soltanto, ma per una questione di responsabilità: quando un agente sbaglia un prezzo o cancella una regola di sconto, chi risponde? Finché questa domanda non ha una risposta operativa — log, rollback, controllo umano sui punti critici — l’autonomia piena resta in demo.
Non passerà, o non del tutto: computer use come strategia di integrazione. Far pilotare a un agente le interfacce grafiche pensate per gli umani è un ripiego geniale quando non hai le API. Ma è fragile. Secondo me nel 2025 la direzione seria non è “insegniamo all’agente a cliccare i bottoni”, è “diamo all’agente un accesso strutturato via protocollo”. Ecco perché scommetto sullo strato MCP e non sul cursore che si muove da solo.
Il mio consiglio, senza giri di parole
Se sei un merchant o un consulente e ti chiedi cosa fare quest’anno, la mia posizione è questa. Non aspettare “l’agente definitivo”: non arriva nel 2025. Ma non ignorare il tema, perché lo strato infrastrutturale si sta posando adesso ed è più facile salirci sopra ora che dopo. Concretamente: identifica uno o due processi interni ripetitivi e a basso rischio, e sperimenta lì un agente assistito, con l’umano sempre nel loop. Impara sulle tue integrazioni, non sulle demo altrui. E tieni d’occhio se MCP diventa lo standard che collega i tuoi sistemi: se succede, chi ci sarà arrivato prima avrà un vantaggio concreto.
La verità poco spettacolare è che il 2025 sarà l’anno in cui gli agenti diventano utili prima di diventare autonomi. E per chi vende online, utile batte autonomo tutti i giorni.
Mini-FAQ
Il 2025 sarà l’anno degli agenti AI?
Sarà l’anno degli agenti assistiti in produzione su processi a basso rischio, non degli agenti pienamente autonomi. Il valore reale nel 2025 è nell’automazione supervisionata, non nella sostituzione del lavoro umano.
Cos’è MCP e perché conta per l’e-commerce?
MCP (Model Context Protocol) è uno standard aperto, presentato a fine novembre 2024, per collegare i modelli AI a strumenti e dati. Conta perché attacca il punto dove i progetti e-commerce falliscono più spesso: l’integrazione tra sistemi come ERP, PIM e CRM.
Computer use è pronto per la produzione?
No. A inizio 2025 computer use, uscito in beta a ottobre 2024, è ancora acerbo e fragile su interfacce reali. Non lo userei su processi che toccano ordini, prezzi o inventario senza supervisione umana.
Cosa dovrebbe fare un merchant nel 2025?
Sperimentare un agente assistito su uno o due processi interni ripetitivi e a basso rischio, mantenendo sempre l’umano nel loop, e monitorare l’adozione dello standard MCP sulle proprie integrazioni.
Chi sono — Sono Fabio Canovi, consulente Adobe presso il gruppo Lutech. Sono certificato Adobe Commerce, Adobe Experience Manager, Adobe Analytics e Adobe Target, e da qualche mese sto approfondendo l’AI agentica e in particolare Claude, provando gli strumenti sul campo prima di consigliarli a chi vende online.