Da qualche giorno OpenAI ha aperto al pubblico ChatGPT, e onestamente non ricordo un lancio software che mi facesse scrivere di getto come questo. L’ho provato per la prima volta la sera stessa, il 30 novembre, più per curiosità professionale che per convinzione. Sono passati pochi giorni e non ho ancora le idee del tutto ordinate, ma proprio per questo voglio fermare qui la mia prima reazione a caldo: senza la pretesa di avere capito tutto, e senza fingere di sapere dove andrà a finire.
Faccio una premessa. Progetto e gestisco piattaforme Adobe Commerce da anni, e negli ultimi tempi ho visto passare parecchi strumenti venduti come rivoluzionari che poi, sul campo, non spostavano niente. Quindi il mio istinto di fronte all’hype è la prudenza. Con ChatGPT, però, la prudenza convive con qualcosa che raramente provo: la sensazione che il livello base di ciò che una macchina sa scrivere si sia alzato di colpo.
Cosa mi ha colpito davvero
Non è che risponda: è come risponde. Gli ho chiesto di riscrivere una scheda prodotto tecnica in un tono più caldo, poi di trasformarla in tre bullet per un cliente frettoloso, poi di spiegarmela come se avessi otto anni. Tre registri diversi, coerenti, in pochi secondi. Il testo era scorrevole, plausibile, quasi sempre grammaticalmente impeccabile. Per chi come me passa metà giornata a spiegare le stesse cose a interlocutori diversi, questa flessibilità di tono è la cosa più impressionante.
La seconda cosa che mi ha colpito è l’accessibilità. Non serve un prompt engineer, non serve installare nulla: scrivi in italiano corrente e ottieni una risposta in italiano corrente. È questo, secondo me, il vero salto rispetto agli assistenti che abbiamo visto finora. La barriera d’ingresso è crollata, e quando crolla una barriera d’ingresso le cose si muovono in fretta.
Vale la pena ricordare che dietro non c’è solo OpenAI. È in corso una vera corsa tra laboratori di ricerca: Anthropic, nato nel 2021 proprio da persone uscite da OpenAI, lavora su modelli concorrenti, e altri seguiranno. Non stiamo guardando un prodotto isolato, ma l’inizio di una categoria.
Gli usi plausibili per un merchant
Provo a essere concreto e a restare con i piedi per terra. Ecco dove, già oggi, vedo un’utilità reale per chi vende online, con l’avvertenza che parlo di bozze e assistenza, non di automazione cieca:
- Descrizioni prodotto. Su un catalogo di migliaia di SKU, scrivere ogni scheda a mano è un collo di bottiglia che conosco bene. Usare il modello per generare una prima bozza da rifinire, partendo dalle specifiche tecniche, può far risparmiare ore. La bozza non è pubblicabile così com’è, ma è un punto di partenza molto meglio della pagina bianca.
- Customer care. Non parlo di sostituire gli operatori, parlo di aiutarli. Suggerire una risposta a una domanda ricorrente, riformulare un messaggio scritto male sotto stress, tradurre al volo una richiesta in un’altra lingua. L’operatore resta nel loop e decide cosa inviare.
- Contenuti. Bozze di email, spunti per articoli, varianti di un oggetto per un test. Il modello è bravo a produrre alternative, e nel marketing avere dieci varianti tra cui scegliere vale più di una sola scritta bene.
- Supporto interno. Questo è l’uso che sottovalutiamo. Riassumere un documento lungo, spiegare un concetto tecnico a un collega non tecnico, buttare giù la struttura di una procedura. Lavoro invisibile che ci porta via un sacco di tempo.
Nota che in tutti e quattro i casi il modello sta accanto a una persona, non al suo posto. Per me è la distinzione che conta.
I limiti evidenti già ora
E qui devo essere onesto, perché l’entusiasmo di questi giorni rischia di far dimenticare quello che si vede a occhio nudo dopo mezz’ora di prove.
L’accuratezza non è garantita. Il modello scrive con la stessa sicurezza cose vere e cose false. Gli ho chiesto dettagli su una funzionalità che conosco bene e mi ha risposto con una descrizione elegante e sbagliata. Il problema non è che sbagli: è che sbaglia con lo stesso tono convinto con cui azzecca. Chi non è esperto del dominio non ha modo di accorgersene.
Le allucinazioni. Inventa riferimenti, caratteristiche, a volte numeri. Per una scheda prodotto significa che potrebbe attribuire a un articolo una specifica che non ha — e sul commercio elettronico un dato falso in una scheda non è un dettaglio, è un potenziale reso o un problema legale.
Il tono può suonare finto. Quando non lo guidi, tende a un registro un po’ piatto, gonfio di aggettivi, riconoscibile. Un merchant che pubblica cento schede tutte con la stessa cadenza costruisce un catalogo che sa di automatico, e il lettore lo percepisce.
C’è poi un limite che non riguarda il testo: non sa nulla di ciò che è successo di recente e non conosce i tuoi dati. Non ha in pancia il tuo catalogo, i tuoi prezzi, la tua policy di reso. Da solo, fuori dal contesto della tua azienda, resta uno strumento generalista.
Perché consiglio curiosità senza fretta
La mia posizione, oggi 3 dicembre 2022, è questa: provatelo, ma non riorganizzate l’azienda attorno a uno strumento uscito da tre giorni. Cauto non vuol dire scettico a priori. Sarebbe un errore liquidare ChatGPT come l’ennesima moda, perché la qualità del testo è oggettivamente un gradino sopra a quello che ci aspettavamo. Ma sarebbe un errore uguale e contrario buttarcisi dentro come se fosse maturo, affidabile e pronto per la produzione. Non lo è.
Quello che farei, se dovessi consigliare un merchant mid-market in questo momento, è semplice. Aprite un account, mettete due persone curiose a giocarci per qualche settimana su compiti veri e a basso rischio — una prima bozza di scheda, un riassunto interno, la riformulazione di una FAQ. Tenete l’essere umano sempre a rivedere l’output. Annotate dove aiuta davvero e dove vi fa perdere tempo a correggere. E rimandate ogni decisione strutturale a quando avrete dati vostri, non impressioni prese sui social.
Sospetto che tra un anno guarderemo a questi giorni come a un punto di svolta. Ma i punti di svolta si capiscono col senno di poi, e chi vende online ha il lusso di poter osservare prima di scommettere. Curiosità sì, fretta no. La tecnologia è appena arrivata: abbiamo tutto il tempo di imparare a usarla bene invece che in fretta.
Domande rapide
ChatGPT può scrivere le descrizioni prodotto del mio e-commerce?
Può generare una prima bozza utile partendo dalle specifiche, ma va sempre rivista da una persona: rischia imprecisioni e allucinazioni, e il tono di default suona automatico se pubblicato senza editing.
Posso affidargli il customer care?
Come supporto all’operatore sì (suggerire risposte, riformulare, tradurre), come sostituto no. Non conosce i tuoi dati e può rispondere con sicurezza cose sbagliate.
Devo integrarlo subito nella mia piattaforma?
No. A oggi, 3 dicembre 2022, ha senso sperimentare su compiti a basso rischio con revisione umana, non riorganizzare i processi attorno a uno strumento uscito da pochi giorni.
Qual è il limite più serio per un merchant?
L’accuratezza: il modello scrive con lo stesso tono convinto sia quando ha ragione sia quando sbaglia, e sul commercio elettronico un dato falso in una scheda ha conseguenze concrete.
Chi sono. Sono Fabio Canovi, mi occupo di e-commerce e progetto piattaforme Magento / Adobe Commerce da anni. Sono tra i primi in Italia ad aver ottenuto la certificazione Adobe Commerce. Su questo blog condivido, senza filtri e senza vendervi nulla, quello che vedo muoversi nell’ecosistema del commercio elettronico e cosa penso significhi per chi vende online.