La settimana scorsa Anthropic ha rilasciato Claude 3.7 Sonnet e, insieme, un tool che non mi aspettavo di usare così presto: Claude Code, una research preview di un agente che vive nel terminale. Sono passati pochi giorni e ho già cambiato una parte del mio modo di lavorare. Provo a mettere per iscritto cosa gli delego davvero sui progetti, cosa non gli lascio toccare, e cosa penso da consulente che integra l’AI nel lavoro quotidiano, non da spettatore.
Cosa cambia con l'”hybrid reasoning”
Claude 3.7 viene presentato come il primo modello “hybrid reasoning”: puoi usarlo in modalità rapida, come un normale assistente, oppure attivare l’extended thinking e lasciargli spazio per ragionare prima di rispondere. Non è marketing. La differenza la vedo quando il problema ha più passaggi impliciti: un refactoring che tocca tre file collegati, una query che deve reggere edge case, un pezzo di logica di pricing con troppe condizioni.
Il punto interessante non è “pensa di più”, è che decido io quando serve. Per riscrivere una funzione banale non voglio aspettare mezzo minuto di ragionamento. Per capire perché una regola di catalogo si comporta in modo strano su un ambiente Adobe Commerce, invece, quel tempo in più mi restituisce una risposta che tiene conto di cose che io stesso avrei dimenticato di controllare. È un controllo di granularità che prima non avevo.
Claude Code: l’agente entra nel terminale
Claude Code è un’altra cosa rispetto alla chat. Gira nel terminale, legge il repository, esegue comandi, scrive file, li modifica. Non è più “copio la domanda, incollo la risposta”: è un agente che agisce sul progetto. Questa è la parola che pesa, agisce. E qui la mia opinione da consulente diventa netta: la comodità è reale, ma proprio perché agisce va tenuto al guinzaglio corto.
Nei primi giorni l’ho messo a lavorare su cose molto concrete. Uno script di migrazione dati tra due tracciati, che avrei scritto in un’ora e ho invece impostato in dieci minuti descrivendogli input e output. Un refactoring di una serie di funzioni con nomi incoerenti, dove il valore non era la creatività ma la pazienza meccanica di rinominare senza rompere i riferimenti. Un paio di automazioni per generare report ricorrenti da file che ricevo ogni mese. In tutti questi casi il denominatore comune è lo stesso: compito noioso, verificabile, a basso rischio.
Cosa gli delego davvero
Delego volentieri tre categorie di lavoro.
- Script e automazioni usa-e-getta. Trasformazioni di dati, parsing di export, piccoli tool interni. Sono il caso perfetto: il risultato o funziona o no, e me ne accorgo subito.
- Refactoring meccanico. Rinominare, spezzare funzioni troppo lunghe, uniformare uno stile. Lavoro dove sbagliare costa poco e controllare costa ancora meno.
- Prima bozza di codice in territori che conosco. Se so già come dovrebbe essere fatta una cosa, farmela scrivere e poi correggerla è più veloce che partire da zero. La competenza resta il mio filtro, non la sua.
Un esempio dal campo, anonimizzato: per un merchant fashion di taglia media avevo bisogno di riconciliare un export ordini con un tracciato gestionale che nessuno aveva più voglia di guardare. Ho descritto le due strutture, Claude Code ha prodotto lo script, l’ho fatto girare su un campione, ho trovato due colonne mappate male, gliel’ho detto, ha corretto. Tempo totale: un pomeriggio invece di due giorni. Ma il campione l’ho controllato io, riga per riga.
Cosa NON gli lascio fare
Qui sono rigido, e credo che chi lavora su sistemi di produzione dovrebbe esserlo.
- Niente accesso diretto ad ambienti di produzione. L’agente lavora in locale o su ambienti isolati. Un comando sbagliato eseguito in autonomia su un e-commerce vivo non è un rischio teorico, è un incidente.
- Niente decisioni di architettura. Come strutturare un’integrazione, dove mettere un confine tra sistemi, quale trade-off accettare tra performance e manutenibilità: questa è la parte per cui vengo pagato, e non la delego a un modello che ottimizza per “farmi contento adesso”.
- Niente merge senza revisione umana. Il codice che produce passa sempre da una lettura mia prima di entrare da qualche parte. Non perché sia scritto male, spesso è ordinato, ma perché la responsabilità di quel codice resta di chi lo firma.
- Niente su ciò che non so verificare. Se mi trovassi a non saper giudicare se una sua risposta è giusta, il problema non è suo, è che sto delegando competenza che non ho. Lì mi fermo e studio, non accetto.
La mia opinione onesta
Da quando integro l’AI nel lavoro, la domanda che mi sento fare più spesso è “quindi ti sostituisce?”. No, e trovo che sia la domanda sbagliata. Claude 3.7 e Claude Code spostano il collo di bottiglia: prima era la produzione, la scrittura materiale del codice o dello script; adesso è la verifica. Il tempo che risparmio a scrivere lo reinvesto a controllare, e il controllo richiede più competenza di prima, non meno.
C’è un rischio concreto che vedo già in giro: la fiducia mal riposta. Un agente che gira nel terminale e fa girare comandi dà una sensazione di autonomia che invita a mollare la presa. È esattamente il momento in cui bisogna stringerla. La produttività vera non arriva da chi delega tutto, arriva da chi sa cosa delegare e cosa no. Su questo confine si gioca la differenza tra usare bene questi strumenti e farsi male.
Detto questo, non torno indietro. Il ragionamento a granularità controllata di 3.7 e l’agente nel terminale sono, per il tipo di lavoro che faccio, il salto più concreto che abbia visto da un po’. Non perché siano magici, ma perché finalmente il modello agisce dove serve, cioè dentro il progetto e non a fianco. Il resto, cioè il giudizio, resta un lavoro umano. E per me è una buona notizia.
Mini-FAQ
Cos’è l’hybrid reasoning di Claude 3.7?
È la possibilità di usare lo stesso modello in modalità rapida oppure con extended thinking, decidendo caso per caso quanto tempo lasciargli per ragionare prima di rispondere.
Che cos’è Claude Code?
È una research preview di un agente da terminale, rilasciata insieme a Claude 3.7 il 24 febbraio 2025, che legge il repository, esegue comandi e scrive o modifica file direttamente sul progetto.
Cosa conviene delegare a un agente di questo tipo?
Compiti noiosi, verificabili e a basso rischio: script usa-e-getta, refactoring meccanico, automazioni ricorrenti e prime bozze in ambiti che si conoscono già.
Cosa non andrebbe delegato?
Accesso diretto alla produzione, decisioni di architettura, merge senza revisione umana e qualsiasi cosa che non si sia in grado di verificare.
Fabio Canovi è consulente Adobe presso il gruppo Lutech, certificato Adobe Commerce, Adobe Experience Manager, Adobe Analytics e Adobe Target. Approfondisce l’AI agentica e il lavoro con Claude, integrandolo nei progetti reali di chi vende online.