Nel corso degli anni, lavorando su progetti Adobe Commerce e AEM, ho fatto pace con una verità poco romantica: gran parte della delivery non è codice o architettura. È preparazione. Leggere un brief, allineare un documento di analisi, riformattare un export, scrivere l’ennesima mail di stato, ricostruire il contesto di un ticket. Lavoro necessario, ripetitivo, e che erode le ore che vorrei dare alle decisioni vere.
Da gennaio uso Cowork — più Claude Code e i miei MCP — dentro questo flusso. Non come gadget, ma come parte operativa della giornata. Voglio raccontare come lo uso davvero, cosa delego e cosa tengo saldamente sotto controllo umano. Niente demo perfette: il flusso reale, con i suoi gate.
Cosa intendo per “flusso di delivery”
Sgombro il campo da un equivoco. Non parlo di far generare codice di produzione a un agent e spingerlo in un progetto Adobe Commerce. Quello per me resta lavoro presidiato, con review e pipeline. Parlo del contorno della delivery: la parte che sta prima e intorno allo sviluppo, e che di solito nessuno misura ma pesa.
Nel mio caso il flusso ha tre stadi ricorrenti. Dal brief alla bozza: trasformare una richiesta cliente disordinata in un documento strutturato — assunzioni, domande aperte, impatto stimato. Preparazione di documenti e analisi: mettere insieme un export di dati, una checklist di configurazione, una prima lettura di un log. Operatività ripetitiva: le stesse azioni che rifaccio ogni settimana su ambienti simili.
Dal brief alla bozza: il primo drafting lo delego
Qui Cowork mi fa risparmiare più tempo. Prendo il materiale grezzo — una mail del cliente, gli appunti di un workshop, un requisito buttato giù male — e chiedo una prima strutturazione: obiettivo, scope, assunzioni esplicite, rischi, domande da chiudere. Non mi aspetto la verità finale. Mi aspetto un punto di partenza che mi tolga la pagina bianca.
La differenza rispetto a un anno fa è che oggi l’agent lavora dentro i miei file e con i miei strumenti collegati, non in una chat isolata. Legge il documento giusto, produce la bozza nel formato che uso, e io intervengo dove serve il giudizio: cosa è davvero in scope, quale assunzione è pericolosa, dove il cliente si sta illudendo. La bozza è sua. La presa di posizione resta mia.
Sul campo, un documento di analisi preliminare che prima mi portava via mezza giornata oggi lo chiudo in un paio d’ore. Non perché l’agent sia più bravo di me, ma perché mi salta l’80% del lavoro meccanico e mi lascia solo il 20% che conta.
Preparazione e analisi: dove gli MCP cambiano le cose
Il salto vero, per me, sono gli MCP. Un agent che scrive bene testi è utile; un agent che può leggere i sistemi dove vivo è un’altra categoria. Con i connettori giusti, Cowork non ragiona a vuoto: parte dai dati reali del contesto in cui sto lavorando.
Un esempio concreto e anonimizzato. Su un merchant fashion attorno ai 15M di GMV mi arriva la classica segnalazione: “un prodotto non si vede a catalogo”. Prima era una caccia manuale — controllo stato, visibilità, stock, assegnazione categoria, reindex. Oggi imposto il flusso perché l’agent raccolga quelle informazioni via MCP e mi presenti una diagnosi già ordinata: ecco cosa ho trovato, ecco l’ipotesi, ecco l’azione che propongo. Io leggo, decido, approvo. L’operatività la fa lui, il giudizio lo faccio io.
Stessa logica per la preparazione di report e checklist ricorrenti. Le operazioni identiche che si ripetono su ambienti simili sono il terreno ideale per delegare: alto volume, basso rischio, output verificabile a colpo d’occhio.
Cosa NON delego: i gate umani
Qui voglio essere netto, perché è la parte che troppi saltano. Automatizzare non vuol dire togliere le mani dal volante. Nel mio flusso ci sono gate espliciti dove l’essere umano deve dire sì.
- Qualsiasi azione con effetto sul cliente — una mail che parte, una modifica su un ambiente, un preventivo — passa da una mia approvazione. L’agent prepara, io autorizzo.
- Le decisioni di scope e di stima. Un numero in un’offerta è una responsabilità professionale, non un output da rigenerare. La bozza aiuta; la firma è mia.
- Le scritture sugli ambienti Adobe di produzione. Diagnosi e proposta sì, esecuzione solo con conferma esplicita e tracciata.
Il principio che seguo è semplice: delego la preparazione, non la responsabilità. L’agent riduce il costo di arrivare alla decisione. La decisione resta un atto umano, con un gate visibile. Chi automatizza saltando questo passaggio non sta guadagnando velocità: sta accumulando rischio che prima o poi presenta il conto.
Quanto tempo risparmio davvero
Provo a essere onesto e non vendere numeri gonfiati. Il risparmio non è uniforme. Sulle attività di drafting e preparazione documentale il taglio è consistente: parlo di ore che diventano decine di minuti, un ordine di grandezza. Sull’operatività ripetitiva a basso rischio il guadagno è netto perché elimino context switching. Sulle attività di giudizio — architettura, stime, relazione col cliente — il risparmio è vicino a zero, ed è giusto così: non è lì che voglio automatizzare.
La mia stima realistica, sul mese, è di diverse ore a settimana recuperate dal lavoro meccanico. Non le uso per fare “più cose”: le riverso sul 20% che conta — la parte in cui un consulente vale qualcosa. Questo è il punto che mi interessa. Cowork non mi rende più veloce a scrivere mail. Mi restituisce attenzione da spendere sulle decisioni.
Cosa cambierei ancora
Non è tutto liscio. Un agent è bravo quanto il contesto che gli dai: se i miei file sono disordinati, la bozza è disordinata. Ho dovuto investire nel mettere ordine — convenzioni, cartelle, MCP configurati bene — prima di vedere il ritorno. E resta il rischio dell’eccesso di fiducia: l’output pulito sembra giusto, e questo è esattamente quando serve rileggere. Il mio antidoto è tenere i gate stretti dove l’errore costa.
Ma la direzione, per me, è chiara. La delivery Adobe ha una quota enorme di lavoro di preparazione che non richiede un consulente senior. Delegarla a un agent, con gate umani nei punti giusti, è il modo più concreto che ho trovato per fare meno amministrazione e più mestiere.
Mini-FAQ
Cowork sostituisce lo sviluppo su Adobe Commerce?
No. Nel mio flusso automatizza il contorno della delivery — drafting, preparazione documenti, operatività ripetitiva. Il codice di produzione resta lavoro presidiato con review e pipeline.
Cosa deleghi e cosa tieni umano?
Delego la preparazione: bozze, analisi, azioni ripetitive a basso rischio. Tengo umane le decisioni di scope, le stime, e ogni azione con effetto sul cliente o sugli ambienti di produzione, che passano da un gate di approvazione.
Quanto tempo si risparmia?
Sul drafting e la preparazione documentale, un ordine di grandezza (ore che diventano minuti). Sul giudizio, quasi nulla — e va bene così. Il netto realistico sono diverse ore a settimana recuperate dal lavoro meccanico.
A cosa servono gli MCP in questo flusso?
Permettono all’agent di partire dai dati reali dei sistemi in cui lavoro, non da ipotesi. È la differenza tra un agent che scrive testi e uno che diagnostica un problema di catalogo leggendo il contesto vero.
Fabio Canovi è consulente Adobe presso il gruppo Lutech, certificato Adobe Commerce, Adobe Experience Manager, Adobe Analytics e Adobe Target. Unisce la delivery sull’ecosistema Adobe all’AI agentica applicata al lavoro reale — Claude Code, Cowork e MCP.