Ci sono notizie che passano quasi inosservate tra chi non mastica AI tutti i giorni, e che invece dovrebbero far drizzare le antenne a chiunque costruisce integrazioni per l’e-commerce. Una di queste è arrivata il 26 marzo: OpenAI ha adottato il Model Context Protocol, l’MCP nato in casa Anthropic. Poche settimane dopo, ad aprile, è arrivata la conferma anche da Google DeepMind. Nel giro di un mese lo stesso protocollo è passato dall’essere “una cosa di Anthropic” a un terreno comune su cui si trovano d’accordo i tre nomi più pesanti del settore.
Lo dico senza giri di parole: questo è il momento in cui MCP smette di essere una scommessa e diventa uno standard di fatto. E per chi, come me, lavora sulle integrazioni Adobe Commerce, è una di quelle notizie che cambiano il modo di ragionare sul lavoro dei prossimi anni.
Cos’è successo, in breve
MCP è un protocollo aperto che standardizza il modo in cui un modello di AI si collega a sistemi esterni: database, API, file, tool aziendali. L’idea è semplice e per questo potente: invece di scrivere un’integrazione custom per ogni combinazione modello-sistema, esponi il tuo sistema una volta sola tramite un MCP server, e qualsiasi client compatibile può parlarci.
Finché a supportarlo era solo Anthropic con Claude, la domanda legittima era: vale la pena investirci, o è l’ennesimo formato che tra sei mesi nessuno ricorderà? Il 26 marzo quella domanda ha ricevuto una risposta. OpenAI — cioè l’azienda di ChatGPT, il concorrente diretto — ha annunciato il supporto a MCP nei propri prodotti. Quando un competitor adotta la tecnologia di un rivale, non lo fa per gentilezza: lo fa perché il costo di stare fuori dallo standard è più alto del costo di aderirvi. La conferma di Google DeepMind ad aprile ha chiuso il cerchio.
Perché “adottato dai concorrenti” è la cosa che conta davvero
Nel mondo dei protocolli, la storia è sempre la stessa: uno standard vince non quando è tecnicamente il migliore, ma quando smette di appartenere a un singolo vendor. È successo con l’HTTP, con il TCP/IP, con l’SQL. Nessuno adotta un formato perché è elegante; lo adotta perché lo adottano tutti gli altri, e restare fuori significa diventare incompatibili con il resto del mondo.
MCP ha appena superato quella soglia. Un protocollo sostenuto da Anthropic, OpenAI e Google contemporaneamente non è più “un’opzione tra tante”: è il punto di partenza. E questo ribalta completamente il calcolo del rischio per chi deve decidere dove mettere le proprie ore di sviluppo.
Un connettore MCP scritto oggi non vale su un solo assistente: vale su tutti quelli che parlano il protocollo. È questa, secondo me, la parte che ancora non tutti hanno messo a fuoco.
Cosa cambia per chi costruisce integrazioni
Provo a spiegarlo con la lente di chi progetta soluzioni e-commerce, perché è il terreno che conosco. Fino a ieri, se un merchant voleva collegare il proprio store a un assistente AI — per interrogare il catalogo, controllare lo stato di un ordine, leggere i dati di vendita — ci si trovava davanti a due strade, entrambe scomode.
- Integrazione proprietaria, cucita su misura sul modello del momento. Funziona, ma è un vicolo cieco: cambi assistente e butti via il lavoro.
- Attesa. “Aspettiamo che il mercato si stabilizzi”, che nella pratica significa non fare nulla e restare indietro.
Con MCP che diventa standard cross-vendor, la matematica cambia. Costruisci un MCP server sopra il tuo sistema — Adobe Commerce, l’ERP, il DAM — una volta sola, e quel connettore è riutilizzabile su Claude, su ChatGPT, su Gemini. Non stai scommettendo su quale AI vincerà: stai costruendo l’infrastruttura che sopravvive a quella scommessa. L’investimento smette di essere legato al destino di un singolo fornitore e diventa un asset dell’azienda.
In un caso su cui ho lavorato — un merchant mid-market del fashion, per restare sul concreto senza fare nomi — la domanda ricorrente era esattamente questa: “e se poi passiamo a un altro assistente?”. Fino a un mese fa non avevo una risposta pulita. Oggi la risposta è: se esponi i tuoi sistemi via MCP, la domanda semplicemente non si pone più. Cambi il client, il server resta.
Perché questo rafforza la mia scommessa nel mondo Adobe
Da un po’ ripeto, anche a chi mi guarda con scetticismo, che l’AI agentica non è un accessorio da bolt-on ma un cambio di paradigma su come le aziende interagiranno con i propri sistemi commerce. La mia scommessa personale è stata investire tempo proprio su MCP e su Claude, quando ancora era tutt’altro che scontato che quel protocollo diventasse il riferimento.
L’adozione da parte di OpenAI e Google, per me, è la validazione di quella scelta. Non perché “avevo ragione” — di questo importa poco — ma perché sposta il rischio. Costruire competenza su MCP nel mondo Adobe Commerce oggi non è più anticipare una tecnologia di nicchia: è prepararsi a uno standard che sarà pervasivo. Un’agenzia o un merchant che oggi imparano a esporre il proprio commerce via MCP stanno costruendo un vantaggio che non svanirà al prossimo cambio di modello.
Sono onesto sul rovescio della medaglia: standard aperto non vuol dire maturità immediata. La sicurezza, la gestione dei permessi, il controllo su cosa un agente può davvero fare dentro un sistema di produzione restano nodi aperti e seri. Chi vende MCP come una bacchetta magica sta esagerando. Ma queste sono difficoltà da ingegnerizzare, non dubbi esistenziali sulla direzione. E la direzione, dopo il 26 marzo, è tracciata.
La mia posizione
MCP ha vinto la battaglia che conta, quella dell’adozione. Da qui in avanti la domanda non è più “quale protocollo useremo per collegare AI e sistemi”, ma “quanto in fretta ci attrezziamo”. Per chi lavora nell’e-commerce e in particolare nell’ecosistema Adobe, il consiglio che darei senza esitazioni è di smettere di guardare l’AI agentica come una curiosità da rimandare, e iniziare a pensare i propri sistemi come qualcosa che va esposto, in modo pulito e sicuro, a degli agenti. Perché quegli agenti, ormai, parlano tutti la stessa lingua.
Domande frequenti
Cos’è il Model Context Protocol (MCP)?
È un protocollo aperto, introdotto da Anthropic, che standardizza il modo in cui i modelli di AI si collegano a sistemi e dati esterni. Un sistema viene esposto tramite un MCP server e qualsiasi client compatibile può interrogarlo.
Chi supporta MCP oltre ad Anthropic?
Il 26 marzo 2025 OpenAI ha annunciato l’adozione di MCP nei propri prodotti; ad aprile 2025 la conferma è arrivata anche da Google DeepMind. Con tre vendor principali a bordo, MCP è di fatto uno standard cross-vendor.
Perché conta per chi fa e-commerce?
Perché un connettore MCP costruito sopra un sistema commerce — ad esempio Adobe Commerce — è riutilizzabile su assistenti diversi. Si investe una volta sul server, senza legarsi al destino di un singolo modello di AI.
MCP è già maturo per la produzione?
Il protocollo è adottato e stabile come direzione, ma i temi di sicurezza, gestione dei permessi e controllo degli agenti sui sistemi di produzione richiedono ancora attenzione ingegneristica. È una tecnologia su cui investire, non una soluzione plug-and-play.
Sono Fabio Canovi, consulente Adobe presso il gruppo Lutech, certificato su Adobe Commerce, Adobe Experience Manager, Adobe Analytics e Adobe Target. Da tempo approfondisco l’AI agentica e in particolare Claude, e come questi strumenti si intrecciano con il mondo dell’e-commerce.