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Il checkout di Adobe Commerce: ridurre l’abbandono senza reinventare tutto

Ogni volta che un merchant mi chiama preoccupato per il tasso di abbandono del carrello, la prima cosa che sento è quasi sempre la stessa: “Il checkout di Adobe Commerce non ci piace, vogliamo rifarlo da zero”. Nel corso degli anni, progettando e gestendo soluzioni Magento prima e Adobe Commerce poi, ho imparato che questa è quasi sempre la risposta sbagliata alla domanda giusta. Il problema dell’abbandono è reale, i soldi che si lasciano sul tavolo sono veri, ma la tentazione di reinventare tutto è il modo più veloce per spendere tanto e migliorare poco.

Voglio raccontarvi cosa guardo davvero quando mi siedo ad analizzare un checkout che perde ordini, cosa si può sistemare nativamente e cosa richiede sviluppo custom, e perché secondo me il “rifacciamo tutto” è una scorciatoia che porta lontano dall’obiettivo.

Da dove parto: misurare la frizione prima di toccarla

Il checkout di Adobe Commerce, nella sua versione Luma, è un flusso a due step: Shipping e Review & Payments. Non è perfetto, ma parte da una base già ragionevole. Prima di proporre qualsiasi intervento, io misuro. Voglio sapere dove le persone se ne vanno, non solo quante se ne vanno.

Concretamente guardo il funnel step per step: quanti arrivano al carrello, quanti entrano nel checkout, quanti compilano lo shipping, quanti arrivano al pagamento, quanti concludono. Il punto in cui il numero crolla è il punto su cui lavorare. Ho visto merchant convinti di avere un “problema di checkout” che in realtà avevano un problema di costi di spedizione mostrati troppo tardi, o un metodo di pagamento mancante. Cambiare template non avrebbe risolto niente.

Le frizioni che ritrovo più spesso

  • Sorprese sul prezzo. Spese di spedizione o supplementi che compaiono solo all’ultimo step. È la causa numero uno di abbandono che incontro, e non è un problema tecnico: è un problema di quando mostri l’informazione.
  • Troppi campi. Form di indirizzo con campi che nessuno usa davvero, obbligatorietà messe a caso, richieste ridondanti.
  • Registrazione forzata. Obbligare a creare un account prima di comprare. Ancora oggi lo vedo, e ancora oggi fa scappare le persone.
  • Metodi di pagamento poveri. Il cliente cerca il suo metodo abituale e non lo trova.
  • Lentezza. Ogni secondo di attesa tra uno step e l’altro è un invito a chiudere la tab.

Guest checkout: la battaglia che vale sempre la pena

Adobe Commerce supporta il guest checkout nativamente. È una semplice impostazione in Stores > Configuration > Sales > Checkout. Eppure trovo ancora installazioni in cui è disattivato, spesso perché “così i clienti si registrano”. Secondo me è un errore quasi sempre: state barattando un dato di marketing con un ordine perso. Il momento dell’acquisto non è il momento per chiedere un impegno di relazione.

La mossa che preferisco è lasciare il guest checkout attivo e offrire la creazione dell’account dopo la conferma dell’ordine, con un solo click, sfruttando i dati già inseriti. Nativamente Adobe Commerce può creare l’account in fase di ordine; l’esperienza “registrati dopo” pulita richiede un piccolo intervento custom, ma è tra i migliori investimenti che si possano fare sul checkout.

Metodi di pagamento: coprire il modo in cui la gente paga davvero

Qui la regola è semplice: il cliente deve trovare il suo metodo. Adobe Commerce ha un’architettura di pagamento solida e un ecosistema di estensioni molto ampio. La maggior parte dei gateway seri offre un modulo ufficiale, quindi raramente serve sviluppare un’integrazione da zero.

Quello che guardo non è “quanti metodi ho”, ma “quali mancano rispetto al mio pubblico”. Un merchant che vende in più paesi europei con gli stessi tre metodi di pagamento sta perdendo ordini in silenzio. Aggiungere il metodo giusto è spesso installare e configurare un modulo: nativo nello spirito, minimo come sforzo, alto come ritorno. È il tipo di intervento che consiglio sempre di fare prima di pensare a rifacimenti.

Indirizzo e validation: meno campi, meno errori

Il form di indirizzo è dove si consuma gran parte della frizione silenziosa. Due leve che uso spesso:

  • Ridurre e riordinare i campi. Adobe Commerce permette di gestire l’attributo indirizzo e la visibilità dei campi. Togliere il superfluo è quasi sempre nativo.
  • Address autocomplete. Suggerire l’indirizzo mentre si digita riduce errori e battute. Non è nativo: richiede l’integrazione di un servizio esterno e un po’ di sviluppo. Ma su cataloghi con molti ordini si ripaga in fretta, perché abbatte anche le spedizioni fallite per indirizzi sbagliati.

La validazione è un equilibrio: troppo permissiva e raccogli dati sporchi, troppo rigida e blocchi clienti legittimi. Io preferisco validare in modo gentile — segnalare, non sbarrare — e tenere il numero di campi obbligatori al minimo indispensabile per spedire.

Performance: la frizione che nessuno vede nel wireframe

Il checkout più bello del mondo, se è lento, abbandona lo stesso. Adobe Commerce carica molti dati lato client durante il checkout, e su installazioni non ottimizzate questo si sente. Prima di ridisegnare qualsiasi cosa, io verifico full page cache, Varnish configurato come si deve, la modalità di deploy, e quanto pesano estensioni di terze parti che aggiungono chiamate nel flusso di checkout.

Molto di questo è lavoro di configurazione e ottimizzazione, non di riscrittura. È meno affascinante che disegnare un nuovo checkout, ma è dove ho visto i guadagni più concreti sul tasso di conversione.

Trust: rassicurare nel momento del pagamento

Nel momento in cui si inserisce la carta, il cliente ha bisogno di sentirsi al sicuro. Elementi di trust — riepilogo ordine chiaro sempre visibile, condizioni di reso leggibili, i loghi dei circuiti di pagamento, HTTPS evidente — riducono l’esitazione finale. Molto di questo è contenuto e piccole modifiche al tema: interventi leggeri, quasi nativi, ad alto impatto psicologico.

Cosa è nativo e cosa è custom: la mia mappa

Per orientarsi, ecco come divido gli interventi.

  • Nativo / configurazione: abilitare il guest checkout, aggiungere metodi di pagamento e spedizione, ridurre i campi indirizzo, mostrare i costi prima, ottimizzare cache e performance, curare gli elementi di trust nel tema.
  • Custom / sviluppo mirato: address autocomplete, esperienza “registrati dopo” con un click, personalizzazioni fini del flusso, integrazioni con servizi esterni specifici.

Notate una cosa: la stragrande maggioranza degli interventi ad alto impatto sta nella prima colonna. È il motivo per cui il “rifacciamo tutto” mi convince così di rado.

La mia opinione: non rifate il checkout da zero

Lo dico chiaramente, perché è il punto che mi sta più a cuore. La tentazione di rifare il checkout da zero — magari headless, magari con un frontend completamente custom — nasce spesso dalla frustrazione, non dai dati. Sembra la soluzione radicale che risolve tutto, ma nella mia esperienza porta con sé tre problemi: costa molto, allunga i tempi di mesi, e soprattutto butta via il lavoro di anni che Adobe Commerce ha messo nel gestire i mille casi limite del checkout — tasse, spedizioni, promozioni, valute, metodi di pagamento. Casi che nel nuovo checkout scoprirete uno per uno, in produzione, a spese vostre.

C’è chi mi obietta: “Ma i grandi brand hanno checkout su misura”. Vero. Hanno anche team dedicati e budget che il mid-market non ha. Per il merchant tipico con cui lavoro, il ritorno migliore non viene dal reinventare, viene dal togliere frizione un pezzo alla volta, misurando ogni cambiamento. Meno epico, molto più redditizio.

Il mio consiglio, dopo anni passati dentro questi flussi, è di trattare il checkout come un giardino da curare, non come una casa da demolire. Misurate dove perdete, sistemate quel punto, rimisurate. Nove volte su dieci scoprirete che la base nativa era molto più capace di quanto pensavate.

Domande frequenti

Il guest checkout è disponibile nativamente in Adobe Commerce?

Sì. Si attiva da Stores > Configuration > Sales > Checkout e non richiede sviluppo. Consiglio di tenerlo attivo e di offrire la creazione dell’account dopo l’ordine.

Devo rifare il checkout da zero per ridurre l’abbandono?

Quasi mai. La maggior parte dei guadagni arriva da interventi nativi o mirati: mostrare i costi prima, aggiungere i metodi di pagamento giusti, ridurre i campi, ottimizzare le performance. Rifare tutto costa di più e reintroduce problemi già risolti.

L’address autocomplete è nativo?

No. Richiede l’integrazione di un servizio esterno e un po’ di sviluppo custom, ma riduce errori di indirizzo e spedizioni fallite: su volumi alti si ripaga in fretta.

Qual è la causa di abbandono più frequente che incontro?

Le sorprese sul prezzo: spese di spedizione o supplementi mostrati troppo tardi nel flusso. È un problema di quando mostri l’informazione, non di tecnologia.

Da dove conviene iniziare?

Dalla misurazione del funnel step per step, per individuare il punto esatto in cui i clienti abbandonano. Si interviene lì, si rimisura, si procede. Senza dati, ogni redesign è una scommessa.


Chi sono. Sono Fabio Canovi, mi occupo di e-commerce su Magento e Adobe Commerce dal 2011. Sono stato tra i primi in Italia a certificarmi su Adobe Commerce e ho progettato e gestito da vicino l’evoluzione della piattaforma su progetti reali. Su questo blog condivido il punto di vista di chi sta dentro questi sistemi tutti i giorni, senza vendere nulla.

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